L’Italia avrebbe potuto dotarsi di una legge per regolare l’accesso dei minori di 15 anni ai social prima della Francia. Prima della nazione che si è intestata il primato europeo. C’è una proposta di legge bipartisan ferma al Senato. Porta i nomi di Lavinia Mennuni (Fratelli d’Italia) e Marianna Madia (Italia Viva). La proposta però è ferma al Senato da quasi un anno. Nonostante i ripetuti annunci dell’esecutivo, l’iter non è mai ripartito. L’obiettivo della maggioranza è approvare un testo entro la fine della legislatura, ma restano nodi politici da sciogliere. Ma restano da sciogliere diversi nodi politici. Il principale, spiegano fonti della maggioranza, riguarda il livello di restrizioni da introdurre senza che la norma appaia troppo restrittiva o liberticida. Cosa prevede la proposta ferma al Senato La proposta ferma in Commissione al Senato prevede l’età minima di accesso a 15 anni e impone alle piattaforme di dotarsi di strumenti efficaci per la verifica dell’età. Un impianto molto simile a quello che pochi mesi dopo avrebbe adottato la Francia. Previste anche limitazioni sulle attività dei baby influencer, i minori che online fanno pubblicità a prodotti. Nel corso dell’esame parlamentare il testo è stato modificato per recepire le osservazioni della Commissione europea sul sistema di verifica dell’età, materia disciplinata dal Digital Services Act. Poi, il lungo ristagno al Senato. “Ho sentito Giorgia Meloni subito dopo la pubblicazione dell’Enciclica del Papa (lo scorso maggio, ndr). Mi ha assicurato che non avrebbe messo ostacoli in Parlamento”, racconta a La Stampa Madia. “Ma tutto è fermo. Manca la discussione. Mancano i pareri dei ministri competenti. Mancano fatti conseguenti alle parole dette. A questo si aggiunge l’ipocrisia del ministro Valditara quando dice che l’iter partirà a breve. L’iter è partito da tre anni”.