21 Luglio 2026 – Lettura: 2 minuti
Occhio alle mosse del sindaco: se si candidasse alle elezioni anticipate in primavera, dovrebbe lasciare anzitempo Palazzo Marino. E in città arriverebbe una figura spedita dal governo. Al centrosinistra la cosa non piace…
Nei corridoi di Montecitorio prende sempre più corpo l’ipotesi del voto anticipato in primavera. A parlarne sono i diretti interessati, i parlamentari, sulla base di un ragionamento molto pragmatico: è il momento in cui scatta il “trattamento pensionistico contributivo”, erede del vituperato vitalizio. Al nuovo benefit, ugualmente ambito, si accede dopo quattro anni, sei mesi e un giorno di servizio, quindi i parlamentari di prima legislatura puntano a metà aprile 2027 (tra l’11 e il 27), data cruciale anche per quei sindaci che vogliono trasferirsi a Roma. Scenario che accende un faro soprattutto su Milano.
Dimissioni intorno a febbraio, Palazzo Marino lasciato vacante
Il caso più interessante è infatti quello di Beppe Sala, in scadenza di mandato alla guida del capoluogo lombardo e pronto a candidarsi in Senato con il Partito democratico. Se il voto nazionale fosse appunto in aprile e arrivasse prima di quello amministrativo, Sala dovrebbe dimettersi al momento dell’indizione dei comizi, cioè intorno a febbraio, lasciando Palazzo Marino nelle mani di un commissario prefettizio.








