L'intervista
Aldo Torchiaro
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Pare che Meloni voglia anticipare il voto ad aprile 2027 per incassare un buona cedola di consenso e limitare quello di Roberto Vannacci. L’election day non rientra nei piani: il voto congiunto tra grandi città – tradizionalmente a sinistra – e Parlamento è proibito da un codice inviolabile, benché non scritto. La sfida di Milano, tra le metropoli al voto, è particolare. Perché se a Roma, Napoli, Torino si voterà per la riconferma degli attuali primi cittadini – in qualche caso, scontata – a Milano no. Il sipario dovrà aprirsi su un’opera nuova. Anzi, può essere richiesto tutt’un teatro nuovo. Nella cabina di regia c’è Alessandro Sorte, deputato lombardo e segretario regionale di Forza Italia. È lui a guidare il partito azzurro in Lombardia. È tra i principali interpreti della strategia moderata e riformista del centrodestra nel Nord. Al vaglio di Forza Italia una rosa di candidature che provengono dalle espressioni civiche della Milano produttiva e dalle professioni, dal presidente degli avvocati milanesi, Antonino La Lumia, all’imprenditore Antonio Civita di Panino Giusto. Ma ci sono anche i nomi di Guido Bertolaso e Carlo Cottarelli, espressioni più liberali e centriste. Ci sarebbe, volendo intavolare un confronto con il centrodestra, la candidata della Lega, Silvia Sardone. Ci sarebbero Mario Calabresi e Pierfrancesco Majorino, i due nomi che per il momento circolano a sinistra. Nessuna donna in lista. E l’ipotesi che una donna di peso possa scendere in campo, a Milano, si fa strada. L’assessore Martina Riva, la deputata Giulia Pastorella di Azione e l’ex sottosegretaria ai Beni Culturali, Ilaria Borletti Buitoni, fondatrice del Fai, potrebbero essere le carte coperte che il centro tirerà fuori in autunno.














