A 25 anni dai fatti del G8 di Genova del 2001, alcuni dei pugliesi scampati alla Diaz raccontano il clima di tensione e le violenze che attanagliarono la città in quei giorni, portando la loro testimonianza di una delle pagine più buie della storia contemporanea italiana.
In quel luglio del 2001 il comune ligure divenne teatro di repressioni nei confronti dei manifestanti arrivati per il G8: prima l’omicidio di Carlo Giuliani per mano del carabiniere Mario Caplanica in piazza Alimonda il 20, poi la violenta irruzione nella scuola Diaz e nella Pascoli da parte delle forze dell’ordine nella notte del 21. Infine le torture perpetrate nelle ore successive all’interno della caserma di Bolzaneto. Tutto ciò è valso all’Italia nel 2017 una condanna per atti di tortura da parte della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.
Antonella Panarelli, Giuseppe Arrivo e Vito Spagnolo, tutti di Conversano, partirono nel pomeriggio del 20 luglio alla volta di Genova. Erano dei giovani attivisti, mossi da ideali comuni: in molti arrivarono da ogni regione e dal resto d’Europa, c’erano associazioni, sindacati e gruppi ambientalisti.
Antonella Panarelli, che oggi è docente di fisica e matematica in un liceo, era una studentessa di 24 anni: “Decidemmo di partire per amore dell'uguaglianza tra i popoli, contro lo strapotere delle banche e del mercato – racconta - il mondo diverso possibile era ed è fondato sulla pace e la giustizia sociale”. Il clima era già molto teso, e dopo il corteo fu presa la decisione di non rimanere a dormire alla Diaz, come da programma, ma di anticipare il ritorno verso la Puglia: “quando il giorno dopo lessi ciò che era accaduto nella scuola pensai che per fortuna non eravamo rimasti lì”.












