Nell’agguato al ristorante di Cirò Marina ucciso il reggente della cosca Pirillo e ferite sei persone tra cui una bimba, inflitte 3 condanne

CIRÒ MARINA – Tre condanne e una sola assoluzione per la strage al ristorante “l’Ekò” dell’agosto 2007 in cui rimase gravemente ferita anche una bimba. La bimba che la vittima predestinata, Vincenzo Pirillo, teneva sulle gambe. A distanza di poco più di un anno dalla retata scattata grazie alle rivelazioni del pentito Gaetano Aloe, il gup distrettuale di Catanzaro ha condannato a 30 anni di reclusione ciascuno Franco Cosentino, di 52 anni, e Vito Castellano (62). Il gup ha inflitto una pena di 9 anni e 8 mesi al collaboratore di giustizia, 48enne. Unico assolto Martino Cariati (46), difeso dall’avvocato Gianni Russano, che assiste anche Cosentino (insieme all’avvocato Francesco Bastone) e Castellano (insieme all’avvocato Raffaele Massimo Greco). Accolte quasi in toto le richieste avanzate, nel corso di una precedente udienza, del pm Antimafia Elio Romano.

Le prime rivelazioni

Il grave fatto di sangue fu al centro delle prime rivelazioni fatte da Aloe al pm Domenico Guarascio, allora in forza alla Dda catanzarese. Aloe si autoaccusò di aver ucciso per vendetta Pirillo, l’uomo che aveva assassinato suo padre, il boss Nick Aloe, nel 1987. I vertici della cosca gli fecero questo “regalo”, tanto che dopo il delitto scalò le “doti” di ‘ndrangheta e venne “promosso” al grado di sgarrista, indicativo della partecipazione a fatti di sangue. Le sue accuse si riferivano anche alla posizione di Palmiro Salvatore Siena (69), che ha scelto il rito ordinario. Il resto lo fecero le indagini dei carabinieri del Ros di Catanzaro e dei loro colleghi del Reparto operativo di Crotone.