La risposta alle richieste dell'industria, che invoca un piano per rilanciare l'economia del Nord, non può essere affidata a un cavillo. Mentre un territorio decisivo per lo sviluppo del Paese alza la voce, con una serie di istanze precise, il ministro Urso prende tempo, spiegando che la Zes non sarà allargata a tutta Italia perché «è sostenuta da risorse europee della politica di coesione». Semmai, dice, si può «estendere quanto già previsto nelle aree Zls», per snellire «le procedure di semplificazione amministrativa». Un pannicello caldo, un susseguirsi di sigle e acronimi che non bastano minimamente a rassicurare sulla volontà di cambiare passo.

Per rendersi conto del senso d'urgenza, basta un giro di telefonate tra gli imprenditori dell'indotto automotive nel Torinese, già in fibrillazione per le notizie devastanti che arrivano da Volkswagen, pronta a tagliare 100 mila posti: è ora di un colpo di frusta, di accorciare i tempi per le autorizzazioni con una procedura di silenzio-assenso di massimo sessanta giorni, di uscire dalle sabbie mobili della carte bollate liberando le amministrazioni locali dall'onere di assumere decisioni rischiose rispettando la certezza del diritto. «Se noi eliminiamo i costi della burocrazia, che sono 80 miliardi di spese aggiuntive all'anno, abbiamo tre finanziarie già coperte», sostiene il presidente di Confindustria Emanuele Orsini. L'industria ha provato a cambiare pelle, in qualche caso c'è riuscita, emancipandosi e guardando ai nuovi comparti, in particolare la Difesa e l'aerospazio. Ecco perché i tavoli annunciati da Urso non bastano: non saranno una video-call o un viaggio a Roma in più a salvare un settore chiave. Servono, piuttosto, una serie di impegni scritti, una sorta di patto in totale trasparenza per spingere gli investimenti. In un momento in cui l'energia è diventata la più pericolosa arma di ricatto geopolitico, perché chi vuole investire nelle rinnovabili deve scontrarsi con tempi che vanno dai due ai cinque anni solo per un permesso? Sarebbe meglio, sostengono le imprese, affidarsi a un commissario, sollevando i sindaci dei piccoli paesi dalla responsabilità delle decisioni.