Genitori perfetti? Non ce n’è bisogno. Sarebbe meglio «ritrovare quella competenza naturale che dubitiamo di avere e che invece e lì, dentro di noi». Come arrivarci non è facile, ma un aiuto nel percorso potrebbe arrivare dal libro appena pubblicato della logopedista pediatrica Deborah Auteri, “Quello che i neonati non dicono”, per i tipi di Mondadori, 291 pagine che - partendo da evidenze scientifiche delle neuroscienze e del neurosviluppo - restituiscono al genitore, in uno stile chiaro e divulgativo, il ruolo di “osservatore principale” del proprio bambino.
«Quando nasce un bambino - osserva l’autrice - nascono anche dei genitori che spesso non hanno idea di cosa si troveranno ad affrontare. Si preparano acquistando passeggini, vestiti, oggetti, ascoltando consigli che arrivano da ogni parte: dai social, dai vicini di casa, dai nonni. Però spesso si sottovaluta la cosa più importante: avere degli strumenti per comprendere davvero il proprio bambino».
Cosa non dicono i neonati?
«In realtà dicono, e dicono tantissimo, o, meglio, ce lo mostrano. Attraverso lo sguardo, la postura, il pianto, i vocalizzi, i gesti e persino i segni. Ogni comportamento del neonato porta con sé un significato legato a un bisogno. Imparare a osservare, leggere e comprendere questo linguaggio “segreto” è fondamentale. La comunicazione non verbale riguarda soprattutto la relazione: non serve a creare bambini perfetti o genitori perfetti, ma a costruire un legame».









