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Quando comunichiamo con i neonati e i bambini molto piccoli facciamo quasi sempre versi e suoni che non useremmo con le persone adulte, senza esprimere necessariamente frasi di senso compiuto. Questo modo di esprimerci tipico della specie umana, che viene definito “baby talk”, è secondo una nuova ricerca pressoché assente nelle numerose altre specie di primati non umani che hanno condiviso una parte importante della nostra storia evolutiva. Scimpanzé, bonobo, oranghi e gorilla raramente producono versi e vocalizzi indirizzati ai loro piccoli, e questo potrebbe avere condizionato in tempi remoti la capacità o meno di sviluppare un linguaggio verbale vero e proprio.

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica Science Advances e si inserisce nell’ampio filone di ricerche sulla comunicazione nei primi anni di vita tra gli umani, che anticipa quella più strutturata del linguaggio verbale. Da tempo ci sono diverse teorie su come facciamo a imparare a parlare, ma molte si concentrano proprio intorno al “baby talk”: è comune a culture molto diverse tra loro e si ritiene che aiuti ad attirare l’attenzione del bambino, oltre che a rinforzare il legame con i suoi adulti di riferimento.