Sono passati meno di tre anni dal debutto di ChatGPT, e l’intelligenza artificiale ha già iniziato a cambiare non solo il nostro modo di lavorare e studiare, ma anche quello di parlare. Nel senso linguistico del termine. Lo dice uno studio del Max Planck Institute for Human Development che ha analizzato quasi 280 mila video postati su YouTube da canali accademici. Risultato? Da quando il chatbot di OpenAI è entrato nelle nostre vite, anche il nostro modo di parlare si è «modellizzato». Cosa vuole dire? Ci sono parole che iniziamo a usare senza accorgercene. Entrano piano nel nostro lessico, si insinuano nei discorsi quotidiani, fanno capolino nei video, nei post, nei podcast. Ma cosa succede se quelle parole vengono da un’intelligenza artificiale? Alcune parole — tipo «approfondire», «meticoloso», «regno» ed «esperto» — sono diventate molto più frequenti. Fino al 51% in più rispetto a tre anni fa. Ma non è un caso: secondo uno studio precedente della Stanford University, queste sono esattamente le espressioni preferite da ChatGPT. E ora sembrano diventare anche le nostre. Hiromu Yakura, primo autore dello studio, la mette giù così: «Stiamo interiorizzando un vocabolario virtuale», spiega. In altre parole: stiamo iniziando a parlare come l’IA che ci parla ogni giorno. Tradotto: non siamo solo noi a insegnare alle macchine a parlare come gli umani. È iniziato il movimento inverso. Il linguaggio dell’IA ci «plasma», e non solo nel testo scritto. L’oralità — soprattutto quella più ragionata, come nei video didattici e accademici — sta assorbendo, parola dopo parola, il lessico delle grandi IA. Il cambiamento è misurabile, non solo in quantità ma anche in qualità. L’analisi ha infatti confrontato l’andamento di parole tipiche del linguaggio GPT con termini simili ma meno associati all’intelligenza artificiale, notando che solo le prime sono aumentate in modo marcato dopo il lancio di ChatGPT, il 30 novembre 2022. Non solo: in oltre la metà dei casi, le parole «GPT-like» non venivano lette da un copione, ma pronunciate spontaneamente. Una parola, su tutte, emerge come filigrana linguistica del nuovo vocabolario generativo: «approfondire». Levin Brinkmann, co-autore dello studio, lo chiama un marcatore invisibile, una specie di watermark semantico. Se la senti spuntare in una conversazione, magari non ci pensi, ma forse c’è l’ombra lunga di ChatGPT dietro. Le conseguenze?
Parli come ChatGpt. Così l’intelligenza artificiale ci rende più gentili ma più diffidenti
Non sono passati neanche tre anni dal debutto di ChatGPT che l’intelligenza artificiale sta modificando non solo come lavoriamo e come studiamo ma anche come parliamo.






