Chi commette un reato con "causa di giustificazione" non è più automaticamente indagato, ma iscritto in un registro ad hoc. È quanto prevede il decreto sicurezza, approvato dal Consiglio dei ministri il 5 febbraio scorso e che ha avuto il via libera finale alla Camera ad aprile, a un giorno dalla scadenza per la conversione in legge.
Tra i 33 articoli che spaziano da misure per la lotta alla criminalità, specie giovanile, sanzioni più severe per manifestazioni e cortei, norme su organici e tutele delle forze dell'ordine e altre sulla gestione dell'immigrazione, c'è anche il cosiddetto 'scudo', non solo per le forze di polizia, ma per tutti i cittadini.
In particolare è prevista l'istituzione del Modello 45-bis, un nuovo registro delle Procure italiane, utilizzato dai pubblici ministeri per annotare i fatti di reato commessi in evidente presenza di cause di giustificazione (come legittima difesa o uso legittimo delle armi).
L'articolo 12 del decreto introduce, infatti, un nuovo comma nel corpo dell'articolo 335 codice di procedura penale, prevedendo che il nome dell'autore di un fatto che "appare evidente" essere stato commesso in presenza di una causa di giustificazione, non sia più iscritto automaticamente nei registri esistenti, ma annotato in un modello ad hoc, all'interno del quale è oggetto non di iscrizione, ma di una "annotazione preliminare".










