Si chiamerà "annotazione preliminare" l'atto con cui il pm procederà nell'indagine su un reato commesso "in presenza di una causa di giustificazione", ma in caso di incidente probatorio scatterà l'iscrizione nel registro degli indagati.
È il cosiddetto 'scudo' contenuto nel decreto sicurezza che, a venti giorni dal varo in Consiglio dei ministri il 5 febbraio, è stato bollinato dalla Ragioneria generale dello Stato e firmato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, prima della pubblicazione in Gazzetta ufficiale con cui diventa operativo.
Dopo una serie di ritocchi tecnici e di coperture, arriva quindi il testo definitivo. E qualche modifica, rispetto alle bozze pre-Cdm, riguarda l'altra norma fortemente contestata dalle opposizioni, il fermo preventivo per evitare che presunti violenti partecipino a manifestazioni di piazza: scatterà solo "in presenza di un attuale pericolo per l'ordine e la sicurezza pubblica". Salta poi il fondo da 50 milioni per contrastare gli illeciti sulla rete ferroviaria, e sono ridotti gli stanziamenti (48 milioni, solo per il 2026) per interventi di sicurezza urbana.
Per quanto riguarda lo 'scudo', "un filtro tecnico prima della formale iscrizione a modello 21, cioè sul registro degli indagati", come lo definisce il viceministro alla Giustizia Francesco Paolo Sisto, il decreto prevede che entro 60 giorni il ministro della Giustizia adegui il codice di procedura penale introducendo il modello per le annotazioni preliminari.









