Il caso della morte di Abderrahim Fakir è tra i primi a mettere alla prova il nuovo "scudo penale" introdotto dal decreto Sicurezza. La norma non esclude la punibilità degli operatori coinvolti, ma modifica le modalità con cui la magistratura valuta il loro operato. Ecco, in quattro punti, cosa prevede la nuova procedura e come si applica al caso di Bologna.

Cos'è l'annotazione preliminare prevista dal decreto Sicurezza Nel caso della morte di Abderrahim Fakir, i pm di Bologna hanno iscritto i due poliziotti e i quattro operatori del 118 nel registro previsto dal decreto Sicurezza entrato in vigore ad aprile. Si tratta di un'«annotazione preliminare», che consente di verificare se il loro comportamento sia stato coperto da una causa di giustificazione, senza iscriverli subito nel registro degli indagati. La procedura è diversa da quella prevista dall'articolo 335 del Codice di procedura penale, che impone l'iscrizione nel registro degli indagati quando emerge una notizia di reato.

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Quando scatta la non punibilità degli operatori La verifica riguarda le cosiddette cause di giustificazione previste dal Codice penale: l'adempimento di un dovere o l'esercizio di un diritto (articolo 51), la legittima difesa (52), l'uso legittimo delle armi (53) e lo stato di necessità (54). La norma non riguarda solo le forze dell'ordine, ma tutti i cittadini che possono invocare una di queste cause. Nel caso di Bologna i magistrati dovranno accertare se il comportamento dei sei operatori rientri in una di queste ipotesi oppure sia punibile. Gli accertamenti potrebbero concludersi anche con l'archiviazione.