di

Rinaldo Frignani

Domande e risposte sul caso dell'uomo morto ammanettato a Bologna

1 Secondo le nuove norme sul cosiddetto «scudo penale» per gli operatori delle forze dell’ordine e non solo, come ha agito finora la magistratura dopo i fatti di Bologna?Sulla base del decreto Sicurezza del febbraio scorso, in vigore da aprile, i pm bolognesi hanno iscritto i due agenti di polizia e i quattro operatori a modello 45 bis: si tratta di «un’annotazione preliminare» che serve per chiarire, senza indagare i soggetti, se abbiano agito sulla base di una «causa di giustificazione» del loro operato. È un percorso diverso rispetto a quello previsto dall’articolo 335 del Codice di procedura penale, che impone al pm, in presenza di una notizia di reato, di iscrivere la persona al quale il reato è attribuito nel registro degli indagati.

2 Cosa si intende per «causa di giustificazione»?Sono quattro quelle prese in considerazione. L’articolo 51 del Codice penale, secondo il quale «l’esercizio di un diritto o l’adempimento di un dovere imposto da una norma giuridica o da un ordine legittimo della pubblica autorità esclude la punibilità». E poi la legittima difesa (articolo 52), l’uso legittimo delle armi (53) e lo stato di necessità (54). Lo «scudo» non si applica solo ai poliziotti, ma a tutti i cittadini che possono invocare la «causa di giustificazione»: nel caso di Bologna, i pm dovranno stabilire se il comportamento dei sei sotto inchiesta sia o meno punibile sulla base delle fattispecie previste dal decreto Sicurezza. Gli accertamenti disposti dal magistrato in seguito all’«annotazione preliminare» potrebbero anche portare all’archiviazione della posizione dei soggetti in questione.