Raccogliere separatamente gli abiti usati è soltanto la porta d’ingresso dell’economia circolare tessile. La partita più difficile si gioca dopo, quando occorre riconoscere le fibre di cui sono composti i tessuti, separarle e indirizzarle verso il riutilizzo, il riciclo o – quando non ci sono alternative – il recupero energetico. È su questo passaggio che punta il Textile Hub realizzato a Prato dalla multiutility integralmente pubblica Plures, la cui inaugurazione è in programma mercoledì 22 luglio.

Il progetto, primo caso in Italia, arriva nel cuore di un Paese che resta tra i principali produttori mondiali di tessuti, con oltre 13.000 aziende e un fatturato annuo di 1,6 miliardi di euro, concentrato prevalentemente nel segmento medio-alto. Al tempo stesso l’Italia è una grande consumatrice di prodotti tessili, in buona parte realizzati all’estero, soprattutto quelli destinati al largo consumo. Nonostante l’obbligo di raccolta differenziata introdotto col decreto legislativo 116/2020, circa l’80% dei rifiuti tessili continua a finire in discarica o negli inceneritori, cui si aggiungono flussi esportati in modo opaco verso Africa e Asia.

La necessità di dotarsi di una filiera industriale per il recupero si è fatta ancora più stringente da gennaio 2025, quando l’obbligo di raccogliere separatamente i rifiuti tessili è stato esteso a tutti gli Stati membri dell’Ue. Bruxelles sta inoltre costruendo un nuovo quadro normativo che va dall’ecodesign alla responsabilità estesa del produttore, fino al futuro passaporto digitale dei prodotti.