I calzini fuxia con i cuoricini rosa e quelli di lana fatti a maglia dalla nonna, il pigiama di flanella in scozzese blu, le ciabatte a forma di peluche: sono alcuni degli indumenti usati, ora compressi in una “balla” che vista da vicino probabilmente rivelerebbe a chiunque almeno un capo uguale o simile a qualcosa che abbiamo avuto nell’armadio e poi abbiamo gettato. Sono arrivati qui grazie a un circolo virtuoso che d’ora in poi permetterà ai cittadini toscani (e a tanti italiani) di sapere dove finisce il loro vecchio capo. Ci troviamo nel Textile Hub – un nuovo impianto progettato per trattare fino a 33mila tonnellate di rifiuti tessili all’anno – inaugurato ieri a Prato e realizzato da Plures (la multiutility toscana che opera nei servizi pubblici) grazie a un investimento di 31,3 milioni di euro, un contributo di 900mila euro del Pnrr e le agevolazioni del piano Industria 4.0.L’iniziativa è una delle risposte concrete alla nuova linea che viene dall’Europa – attraverso il Regolamento Ecodesign, il Digital Product Passport e la definizione dei criteri di End of Waste – che punta su indumenti più durevoli, riutilizzabili, riciclabili e tracciabili, e vieta la distruzione dei vestiti invenduti. Una svolta che non poteva non chiamare in causa il distretto tessile pratese, luogo che da secoli si è specializzato nel recupero delle fibre: si pensi al noto cardato pratese ottenuto da recupero e sfilacciamento di vecchi abiti e scarti, uno dei primi esempi di economia circolare al mondo. Una competenza industriale, prima ancora che una necessità ambientale, che ora può diventare un laboratorio di riferimento internazionale. «L’Europa sta indicando una direzione sempre più chiara per il futuro del settore tessile; noi abbiamo scelto di anticipare questa trasformazione, realizzando il primo impianto in Italia per dimensioni e tecnologie dedicato al recupero di tessuti», ha sintetizzato Lorenzo Perra, presidente di Plures, all’inaugurazione del Textile Hub.A pieno regime, l’impianto coprirà nel dettaglio il trattamento di 13mila tonnellate di rifiuti all’anno dagli scarti pre-consumo provenienti in larga parte dal distretto tessile pratese, e altre 20mila tonnellate di materiali post consumo, in sostanza l’intero fabbisogno della raccolta differenziata Toscana: circa il 60% di questi materiali potrà essere destinato al riuso dopo le necessarie operazioni di sanificazione, mentre il restante 40% sarà avviato alla selezione e alla pre-sfilacciatura per il riciclo meccanico che lo riporta allo stato fibroso.Il primo step di questa filiera coinvolge direttamente i cittadini, che da casa devono smistare il rifiuto mettendolo nei corretti contenitori. Una volta arrivato allo stabilimento, mani umane tolgono il materiale di scarto e dividono indumenti da scarpe, borse e accessori. È a questo punto, però, che l’uomo collabora con la macchina come neppure a Prato si era mai fatto finora, confermando quella antica vocazione innovatrice del distretto. Per riconoscere rapidamente e con precisione le diverse fibre che compongono il tessuto e smistarle nelle diverse “balle di indumenti” a seconda dei colori e dei materiali che li compongono, interviene un sistema basato su intelligenza artificiale e tecnologia a infrarossi, che decide anche cosa destinare al riutilizzo o al riciclo in base alla qualità del prodotto.«Così affrontiamo una sfida che riguarda il futuro di un’intera filiera», ha spiegato Alberto Irace, amministratore delegato di Plures. Questo investimento si inserisce in «un ampio programma con cui Plures sta rafforzando la dotazione impiantistica della Toscana, nella convinzione che la sostenibilità si costruisca prima di tutto con infrastrutture moderne». Già esperta nel riciclo della plastica, «oggi Plures abbraccia la sfida del recupero dei tessuti, molto più complesso, consapevole che qui a Prato ci sono grandi aziende che hanno brevettato tecnologie interessanti, con le quali abbiamo già avviato collaborazioni e confidiamo di farlo sempre di più», specifica Irace. Del resto, solo attraverso la sostenibilità, conclude l’ad, uno dei distretti che finora ha contribuito alla produzione dei rifiuti tessili, oltre alla ricchezza del Paese, può rimanere competitivo. Per dirla con le parole del sindaco, Matteo Biffoni, venuto all’inaugurazione e al taglio del nastro, «Prato insomma torna a fare Prato», ossia a innovare, per dominare e non subire i cambiamenti.
Nuova vita per i vestiti usati: a Prato nasce un hub anti-spreco
Inaugurato l’impianto “Textile” realizzato da Plures grazie anche a un contributo del Pnrr. Il sito tratterà fino a 33mila tonnellate di rifiuti tessili all’anno, contribuendo agli obiettivi europei di recupero e riciclo degli indumenti










