Nel 2021 vivevo stabilmente in Palestina/Israele (Gerusalemme) e per l’occasione del G8, volli tornare a Genova perché «sentivo» che sarebbe stato un appuntamento con la Storia, conoscendo i preparativi e la compagine di governo, paventando tradimento, colpo di Stato strisciante. Spesso il subconscio anticipa fatti e sentimenti, come la paura, per mettere in guardia e restare pronti. Al governo c’era Berlusconi, dedito agli affari suoi e preoccupato di abbellire Palazzo Ducale con finti limoni e il palazzo di fronte con finte facciate cartonate, come un Saddam Hussein qualunque che esponeva carri armati di cartone.

Sbarcando a Genova, trovai la mia città occupata manu militari dall’esercito del governo, tutti i diritti dei cittadini sospesi, il centro storico, dove vivevo, una prigione imbullonata con vicoli chiusi, divieto assoluto di transito. Nemmeno in tempo di guerra vi fu un simile “accorciamento della Costituzione”. Il governo, deciso a fare la prova generale per assoggettare il Paese, lasciando intatte le forme esteriori, cartonate della finta legalità e introdurre surrettiziamente lo Stato forte, cioè lo Stato libero di fare gli interessi degli interessati. Il missino Gianfranco Fini, custode della «fiamma fascista», fino ad allora relegato al confino della XII disposizione della Costituzione, ora era vicepresidente del governo e ministro degli Esteri, e a Genova, co-dirigeva il valzer dalla «stanza di regia». Il presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, era solo.