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Ultimo aggiornamento: 18:32 del 21 Luglio

di Simone Millimaggi

Il 20 luglio 2001, Carlo Giuliani moriva durante le proteste del G8 di Genova, ucciso da un colpo di arma da fuoco esploso da un carabiniere. Oggi, mentre la comunità internazionale assiste impotente alla devastazione di Gaza, quel momento storico torna a interrogarci. A distanza di anni, questi due eventi rivelano un meccanismo ricorrente: la capacità del potere di rendere accettabile la violenza, mentre la società rimane ancorata a una forma di ottimismo crudele – l’illusione che, nonostante tutto, il futuro possa essere migliore, anche quando le strutture di dominio persistono immutate.

Byung-Chul Han direbbe che viviamo in una società che consuma la sofferenza come intrattenimento, senza mai tradurla in azione reale. Le immagini di Genova e Gaza scorrono sui nostri schermi, suscitano indignazione per qualche giorno e poi svaniscono nel ciclo infinito dell’informazione-spettacolo. Intanto, la violenza si normalizza e la nostra reazione si esaurisce in un like, un post, una condivisione effimera.