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Ultimo aggiornamento: 7:06
di Rosamaria Fumarola
Di Gaza non si parla più. Ciò a cui ambivano Israele ed i suoi sostenitori si è realizzato: continuare “il lavoro” senza il fastidioso cicaleccio dell’opinione pubblica mondiale. La Striscia è stata così di fatto consegnata ai suoi carnefici e la Cisgiordania alla violenta efferatezza dei coloni. Importante è stata tuttavia proprio la reazione generata nei due anni in cui si è consumata la mattanza, che ha segnato un limite oltre il quale l’umanità ha dimostrato di non essere disposta a tollerare il laissez faire consentito a Netanyahu.
Se qualcuno ritiene però che tale reazione abbia posto termine alla disumanizzazione ed allo sterminio del popolo palestinese, sarà costretto a ricredersi. La barbarie che si è scatenata in Medio Oriente ha suscitato sì la reazione indignata del mondo e questa ha sollevato un dibattito sull’arroganza del potere esercitato da quella che in molti considerano ancora la sola democrazia in area mediorientale. È forse proprio questo dibattito la sola cosa positiva che il genocidio dei gazawi ha prodotto, perché ha imposto alle coscienze addormentate dell’Occidente interrogativi a cui prima o poi si dovrà dare una risposta e che avrà la responsabilità di imporre con la verità ai criminali un cambiamento, un argine che troppi anni orsono sarebbe dovuto essere imposto.






