La voce — il tono, il timbro — è senza speranza.

«Un po’ sono morto anch’io quel giorno».

Parla di quel venerdì pomeriggio, il 20 luglio 2001, era un carabiniere ausiliario, in servizio di leva al G8 di Genova.

Un proiettile partito dalla sua pistola colpì un sasso in aria e centrò, di rimbalzo, il manifestante Carlo Giuliani alla base dell’occhio.

Lo uccise, erano le 17.27.