Le chiedi di suo fratello Carlo, 25 anni dopo averlo perso per sempre sull’asfalto di piazza Alimonda, e Elena Giuliani dice ancora che non vuole farne «un santino», piuttosto «memoria attiva, viva». Alla vigilia dell’anniversario del G8 del 2001, il luglio terribile degli scontri e dei pestaggi delle forze dell’ordine per le strade di Genova, della “macelleria messicana” alla scuola Diaz, delle torture sui manifestanti nella caserma di Bolzaneto, la sorella di Carlo Giuliani torna così a parlare di quei giorni di «sospensione della democrazia» dopo tanti silenzi.

Oggi ha 54 anni, una figlia, due genitori a cui badare e «23 anni di ricordi di vita con mio fratello che mi tengo stretta: i successivi 25 me li hanno tolti, senza neanche un processo a dirmi la verità sul perché non c’è più». Domenica sarà in corteo a Genova per ricordare la mobilitazione di allora, l’attualità dei temi di quelle piazze e la morte del fratello, ucciso da un colpo di pistola sparato dal carabiniere Mario Placanica nel pieno degli scontri in cui si trasformò la prima delle manifestazioni del contro vertice, e a Repubblica rilancia la richiesta di quello che è mancato in questi anni. «Un processo pubblico per definire quello che è stato il G8 di Genova».