Michele Rech in arte Zerocalcare, intervistato da Repubblica, torna sui fatti del G8 di Genova del 2001. Del modo in cui si ricordano quelle giornate oggi ci sono “un sacco di cose che mi fanno incazzare”. Per il fumettista, alla vigilia del corteo nazionale che domani riporterà il movimento alla memoria nelle stesse strade di allora, da piazza Alimonda in poi, “ci sono troppi distinguo”. Uno tra tutti è quello su Carlo Giuliani, giovane attivista ucciso dal carabiniere Mario Palcanica il 20 luglio di venticinque anni fa: “C'è anche tanta gente che chiama ancora Carlo Giuliani un assassino, e la cosa non torna neanche dal punto di vista semantico, no? Sei l'unico a morire e vieni chiamato un assassino?”
Un quarto di secolo dopo “forse mai archivierò” quella giornata che “per me è stato quasi uno spartiacque tra l'infanzia e l'età adulta”. Secondo Zerocalcare quel G8 è stato “un laboratorio che è servito a preparare il campo a quello che siamo diventati, o abbiamo perso, come la capacità di partecipare o lo spazio per il dissenso”.
“Ci sono ancora troppi distinguo. Ricordiamo certi protagonisti di allora perché sono vittime, come i pestati della Diaz, massacrati ancora dentro al sacco a pelo, e in quanto vittime con pieno titolo per stare nel pantheon della sinistra. Ma facciamo fatica su altri, penso a Carlo Giuliani, che solo per il fatto di essere stato fotografato nella postura di chi stava resistendo, non metterà mai d'accordo tutti”.










