“È come se fossi morto anche io a Genova. Non era una cosa che doveva succedere a due ragazzi. Hanno distrutto la vita a me e a Carlo“. Mario Placanica parla del 20 luglio di venticinque anni fa, giorno in cui durante il G8 di Genova uccise Carlo Giuliani, di 23 anni. “Avevamo quasi la stessa età” racconta in una intervista a Repubblica.

All’epoca Placanica era un carabiniere ausiliario di 20 anni, faceva parte dell’Arma da solo un anno e quel giorno di luglio del 2001 era in servizio nelle strade di Genova in occasione del summit previsto dal 19 al 21 luglio. Nel corso di alcuni scontri in piazza Alimonda dalla sua pistola partono due colpi. “I No global hanno degenerato e noi carabinieri, in tre, siamo rimasti con la jeep da soli – ricorda l’ex militare – me la sono dovuta cavare da solo”. L’uomo sostiene di ricordare bene gli scontri del G8: il collega Cavataio aveva problemi a mettere in moto il Defender in uso dai carabinieri e Raffone era paralizzato dai colpi che arrivavano nella macchina. I vetri del mezzo erano rotti. “Io ho sparato per allontanarli, non per colpire – sostiene – ma non possiamo dire che è stato un incidente perché è una cosa che non doveva accadere”.

Il processo che ha visto Platinica imputato ha stabilito che uno dei due proiettili ha colpito un sasso che si trovava in aria e un suo frammento avrebbe colpito poi Giuliani, uccidendolo. Nonostante l’ex carabiniere affermi di credere a questa versione dei fatti, ci sarebbero a suo avviso ancora molti interrogativi senza risposta “Il processo non ha risposto a troppe domande. I carabinieri, ne sono convinto, mi hanno nascosto molte cose”, aggiunge.