Pubblicato il: 20/07/2026 – 10:49

di Giorgio Curcio

MILANO Una struttura costruita per unire le diverse anime calabresi presenti in Lombardia, riconosciuta dalla ’ndrangheta della terra d’origine e capace di continuare a operare anche dopo l’arresto dei suoi vertici. È nei verbali resi nel 2015 alla Direzione nazionale antimafia e alla Dda di Reggio Calabria che i collaboratori Vittorio Foschini e Antonino Cuzzola ricostruiscono l’ascesa dei Papalia e il ruolo attribuito a Domenico, detto “Micu”, passato nei giorni scorsi dal carcere alla detenzione domiciliare per le gravi condizioni di salute. Quella dei due pentiti sono state dichiarazioni che attraversano gli anni decisivi della colonizzazione criminale del territorio lombardo e restituiscono una gerarchia precisa. «Al vertice, in Lombardia, c’erano Antonio e Domenico Papalia, poi Coco Trovato», racconta Foschini. Cuzzola descrive invece i Papalia come i «responsabili della ’ndrangheta per la Lombardia», arrivati a quella posizione «con l’avallo di tutta la ’ndrangheta calabrese». Non una semplice proiezione settentrionale delle famiglie di Platì, dunque, ma un sistema riconosciuto e legittimato dalla Calabria, capace di mettere insieme gruppi differenti e conquistare una posizione dominante.