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Quando nel 2008 appare il Barcellona di Guardiola tutti guardano il dito, pochissimi ammirano la luna che c'è dietro lo slogan tiki taka, i gol a raffica, il centravanti è lo spazio e così via.

Si inizia a capire con molta difficoltà che giocando in quel modo il primissimo effetto è subire un numero davvero misero di gol e quindi ne beneficia la difesa. Chi mai poteva aspettarselo. Fino a quel momento il calcio definito come "bello" voleva dire tanti gol fatti e tanti gol subiti, da Guardiola in poi bel gioco vuol dire anche subire pochissimi gol. Questa è la vera rivoluzione guardiolista, che prima di tutti noi non abbiamo capito. In Italia, patria della difesa e dei difensori, siamo rimasti fermi (ancora oggi se si guarda a Zenica), all'idea che difendere vuol dire ammassarsi nell'area di rigore, saper marcare bene a uomo, usare il corpo per disequilibrare e sfibrare i nervi dell'avversario e così via. L'idea di difendere con il pallone non l'abbiamo mai nemmeno considerata e ci è arrivata fra capo e collo con una scuola, la nostra, rimasta praticamente novecentesca e indietro di chissà ancora quante generazioni prima di arrivare a questi livelli.