Il celebre giornalista e voce ‘simbolo’ degli anni novanta si racconta a Fanpage.it: “Cercavamo di catturare un pubblico giovane e quella fetta che apprezzava la nostra maggiore dinamicità. Sky ha raccolto la nostra eredità”. Nel 2001 l’approdo in Rai: “Mi chiamò Simona Ventura. Lasciai un contratto a tempo indeterminato”. Su Mediaset: “Mi cercarono due volte”.
Immaginate una Rai che trasmette tutte le partite dei Mondiali e degli Europei ed un canale concorrente che, in chiaro, fa altrettanto. In un’epoca di esclusive, diritti acquistati parzialmente e piattaforme che ti mostrano tutto in cambio di soldi sembrerebbe fantascienza. Eppure è accaduto, anzi fu consuetudine per un intero decennio, con Telemontecarlo che decise di sfidare a campo aperto la Rai.
Figura iconica di quella Tmc, che sarebbe divenuta La7 nel 2001 mutando completamente identità ed offerta, fu Massimo Caputi. “Godevamo della simpatia della gente, che ci guardava con piacere”, afferma il giornalista a Fanpage.it. “In quel periodo le persone ci sceglievano liberamente, senza pagare. Non era come adesso che ti devi abbonare per guardare qualcosa. Tutto era free e chi decideva di sintonizzarsi sulla tua telecronaca lo faceva in totale autonomia”. Classe 1961, Caputi è nato a Roma, città da cui non si è quasi mai spostato. Da sempre appassionato di sport, inizialmente il suo percorso sarebbe dovuto essere un altro: “Mi iscrissi a Giurisprudenza e volevo diventare giudice. Ma alla fine diedi solo undici esami e la mia vita professionale venne stravolta in positivo”.










