di
Roberta Scorranese
La leggenda della Fiorentina e della Nazionale: «Riuscii a dire no all’Avvocato Agnelli. Con la società viola ho chiuso. Vedo ancora Cecchi Gori»
DALLA NOSTRA INVIATACOVERCIANO - A Coverciano, nel santuario della Nazionale azzurra, la gloria ha il sapore di una stagione andata: il Museo del Calcio, l’apparizione in pieno luglio di Renzo Ulivieri, direttore degli allenatori («Non dico nulla»), i palloni un poco sgonfi dei Mondiali del passato, le coppe fin troppo rievocate. Ma è all’incrocio di due pipe in una teca che la nostalgia brucia più dei 38 gradi della Firenze là fuori: «Sono quelle di Pertini e di Bearzot», dice Giancarlo Antognoni, eroe di un’altra stagione, quella in cui due pipe, fendendo l’aria, scrissero la storia italiana del calcio.
Mondiale di Spagna 1982, più o meno in questi giorni, il ct azzurro e l’allora capo dello Stato sventolarono le pipe in cielo per festeggiare il 3-1 contro la Germania Ovest. «Il rigore che tirò Cabrini (sbagliando) doveva essere mio, Bearzot me lo aveva detto chiaro», ricorda Antognoni che quella finale la giocò col cuore, dalla tribuna stampa: nella semifinale contro la Polonia, il difensore Matysik gli aveva schiacciato un piede.







