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Luca Bergamin

L'ex calciatore: «A Torino ricordo i cartelli contro i meridionali. Sento ancora il profumo della pipa di Bearzot»

«Dico tutti i giorni una preghiera per Gaetano, Paolo ed Enzo. Sono molto religioso e penso sempre a loro tre, uomini, amici, calciatori straordinari». I tre in questione sono rispettivamente Scirea, Rossi e Bearzot, colonne della Nazionale italiana di calcio che l’11 luglio di 44 anni fa vinceva il Mondiale spagnolo battendo 3-1 in finale la Germania, scomparsi troppo presto, specialmente il libero e l’attaccante suoi compagni di squadra nella Juventus e in maglia azzurra. Chi parla, invece, è Franco Causio, 77 anni, che in quel Mondiale venne impiegato in due occasioni tra cui gli ultimi scampoli della finale. Ala pura ma anche mezzala dotata di straordinaria fantasia, considerato dalla critica il calciatore più brasiliano della nostra serie A (la sua seconda moglie ha origini verdeoro), è stato un esempio di longevità calcistica: quando i suoi colleghi erano soliti appendere le scarpette al chiodo (allora in gergo calcistico si diceva così per indicare un atleta che sceglieva di terminare la carriera) appena oltrepassata la soglia dei trent’anni, Causio continuò fino alle 39 primavere nella Triestina.