Le massime legate a un calcio romantico che oggi sembra distante anni luce le lanciava in un dialetto che era un misto tra napoletano e acese. Battute per alleggerire le tensioni legate al mercato, alle vigilie delle gare, ai risultati che Ciro Femiano dispensava con signorilità e con uno stile tutto suo. Difficile non volergli bene. Perché poi sapeva trattare con i grandi del calcio – aveva un rapporto speciale con Moggi, Braida, Perinetti – e parlava con l’ultimo dei tifosi con rispetto.
Se n’è andato dopo giorni di sofferenze, Femiano. Calciatore dell’Acireale storico (recentemente aveva ricevuto in dono allo stadio la sua adorata 11 granata), dirigente visionario e competente con lo stesso Acireale e con il Giarre dei tempi d’oro. Avrebbe compiuto 76 anni tra qualche giorno preparando una festa con la moglie Marinella, conosciuta nella città delle cento campane dove abitava, con i figli Simona, Alfredo e Fabio che avevano ereditato la passione per il calcio tanto da accogliere i ragazzini alle prime armi nel club Stella Nascente a Santa Maria la Stella.
Da calciatore ha segnato caterve di gol sui campi in terra battuta. Da dirigente ha portato ad Acireale e a Giarre calciatori di talento che poi sono andati a vivere le emozioni in Serie A e in B. Basti citare Orlandoni e Romairone (comprati dal club granata durante la gestione del presidente Nino Blanco), Colonnese, Dal Moro, Scalabrelli, Mancuso nel magico Giarre che primeggiava in C1.











