Lo storico telecronista si racconta a Fanpage.it: “Con Sky non c’era concorrenza sui numeri: loro lavoravano sugli abbonati, noi su un’altra platea, più ampia. La finale con la Francia fece sulla Rai 24 milioni”. Su Adani: “Pur non essendo stato un fuoriclasse da calciatore, è riuscito a specializzarsi e a reinventarsi in questo ruolo”. Sull’addio del 2022: “Non potevo rimanere con Alessandra De Stefano come direttore”.

Una voce che ci riporta ai ricordi più belli, contornati da una nostalgia che diventa pressante nell’ennesima estate che vede gli italiani guardare il Mondiale da spettatori e in cui, come se non bastasse, si celebra anche il ventennale dall’ultimo trionfo dell'Italia. Quello di Berlino. E Marco Civoli in Germania c’era. Telecronista della Rai che raccontò le sette gare degli Azzurri di Marcello Lippi, partiti tra i fischi e le polemiche generate dallo scandalo di Calciopoli appena esploso e rientrati con il marchio degli eroi. Dalle stalle alle stelle, come spesso ci accade.

“Il clima tra noi giornalisti era ottimo – confida Civoli a Fanpage.it – tuttavia c’erano situazioni contingenti che avevano reso difficile l’avvicinamento alla competizione. Ci arrivammo con mille problemi. In molti chiedevano l’allontanamento di Lippi, altri l’esclusione di Cannavaro e Buffon. Il commissario tecnico fortunatamente riuscì a tenere molto duro e questo ci consentì di arrivare dove sappiamo”. Nato a Milano nel 1957, dopo aver conseguito il diploma di perito turistico Civoli partì per il militare e, al ritorno, cominciò immediatamente a lavorare. “Avevo 21 anni e mi avvicinai a Telenova. Era il periodo del pionierismo televisivo privato. Chi mostrava dell’entusiasmo poteva provare e mettersi in mostra”.