L'opinionista di RaiSport risponde alle critiche che lo hanno travolto dopo Argentina-Inghilterra. Come poi accade dopo tutte le volte che l'ex difensore commenta l'Albiceleste, e non solo. Cosa risponde all'ipotesi di abbassare un po' il volume davanti a quella che potrebbe essere l'ultima partita del «più grande genio del XXI secolo»
C’è chi giura che seguirà tutta la finalissima dei Mondiali tra Spagna e Argentina senza audio, pur di non sentire esultare Lele Adani e chi ha già deciso di mettere mano al portafoglio e guardare la partita su DAZN. Di certo lui, il cantore irrefrenabile del futbòl se decide di indietreggiare è solo per prendere la rincorsa. Dopo le polemiche per il tifo sfegatato nella semifinale ovviamente vinta dall’Albiceleste nel finale contro l’Inghilterra, Adani al Corriere della Sera delude subito i tanti hater non meno rumorosi di lui: «Non piaccio a tutti ma non cambierò mai, urlo solo per passione».
Lele Adani sul perché non cambierà stile
Adani al giornalista del Corriere Paolo Tomaselli risponde punto su punto alle critiche sul tono delle sue telecronache, o meglio dei suoi commenti al tentativo del malcapitato collega Alberto Rimedio di raccontare la partita. Alla domanda se stasera avrebbe urlato un po’ meno, ha risposto con la solita modestia: «Ma secondo lei Messi potrebbe fare un po’ meno?». E poi insiste sulla necessità di usare quel tono altissimo che spesso impedisce anche di cogliere cosa stia dicendo: «L’urlo invasivo? Posso anche crederlo – risponde l’ex difensore – come credo che sia giusto che non piaccia a tutti. Però come si fa a non farsi trasportare da tutto questo? Penso sia impossibile raccontarlo in modo diverso».











