Nella polvere, nelle stelle C'è un termine che si utilizza in ambito wrestling, ed era spesso accostato ad Hulk Hogan: superhuman comeback. Nel caso del Real American, indicava lotte durissime in cui soverchiato dagli avversari riusciva alla fine a riprendere vigore ed energia grazie al sostegno del pubblico e vincere il match. Quello di Messi dal 2016 in poi con l'Argentina è senza alcun dubbio un superhuman comeback. Nel momento più nero, in cui ormai per lui la speranza di trascinare l'Argentina agli agognati trofei prima continentali e poi Mondiali era ormai totalmente smarrita, Lio ha saputo trovare forze che nemmeno lui pensava di avere. Sconfitto e abbattuto, la vera e propria mutazione del suo sguardo e del suo spirito da quel momento in poi sono un inno all'epica: dal fenomeno con gli occhi gonfi di lacrime è emerso un uomo del tutto nuovo. Il bozzolo del giovane prodigio solitario si è crepato prima ed è andato in pezzi poi, lasciando spazio a un leader totale, dedito alla battaglia, mai domo, guida mentale e caratteriale per qualunque compagno abbia bisogno di lui. Persino con sfumature di arroganza, come racconta quel "Que miras, bobo?" riferito a Weghorst che lo guardava durante una intervista nel match contro l'Olanda nei Mondiali 2022. E alla sua rinascita ha contribuito, senza dubbio, anche la banda di scalmanati in maglia Albiceleste che forma la sua Guardia Reale: Rodrigo De Paul, Leandro Paredes, Cristiano Romero, Emiliano Martinez, Nicolas Tagliafico, Lisandro Martinez, Nicolas Otamendi, Julian Alvarez, Lautaro Martinez, Nico Gonzalez, Nahuel Molina sono stati tutti fondamentali nel sostenerlo e aiutarlo, perché consci che li avrebbe ripagati portandoli verso l'El Dorado. E l'ha fatto, perché l'Argentina della Scaloneta dal 2021 a oggi ha vinto tutti i tornei a cui ha preso parte: Copa America 2021, Mondiali 2022, Finalissima 2022, Copa America 2024. A cui si potrebbe aggiungere presto un altro trofeo...I meriti dell'altro Lionel, Scaloni Dal 2018 l'Argentina è allenata da un omonimo di Messi, Lionel Scaloni. Scaloni l'abbiamo visto in Italia giocare nell'Atalanta, da calciatore era un rocciosissimo terzino, di quelli duri e puri. Da allenatore, è stato la chiave di volta su cui è stata costruita l'Albiceleste fuori dal campo: dedito al dialogo, severo ma giusto, ha saputo lavorare mentalmente su Lio e sul resto della squadra mentalizzandoli in maniera perfetta. Per la Pulce è stato quello che una volta si chiamava amore tecnico: Scaloni ha sguinzagliato Messi da qualunque legame tattico, affidandosi totalmente al suo estro tecnico e al genio, lo ha posizionato come un obelisco al centro della squadra ed è stato ripagato in maniera enorme. Spesso si vede Scaloni riunirsi in veri e propri conciliaboli tattici con i propri giocatori, come quando contro l'Inghilterra Paredes è andato da lui discutendo del bisogno di inserire un altro difensore centrale: detto fatto, entra Otamendi. Ma come, un difensore sull'1-1? Si, e per l'ennesima volta ha avuto ragione.L'ultima pennellata L'Argentina e Messi arrivano al Metlife Stadium per ribaltare il pronostico: la Spagna è forte, fortissima, e parte da logica favorita per quanto dimostrato in questo Mondiale. Gli iberici mixano un gruppo di giocatori d'esperienza con giovani fenomeni, tutti top player, e contano tra le proprie fila anche un Generale supremo del calcio come Rodri. Si tratta, probabilmente, del più pericoloso avversario mai affrontato da Messi e l'Argentina dal post 2016. Chiunque vinca, comunque, la storia verrà scritta in un senso o nell'altro. Trionferà il vecchio Re, Lionel Messi, o il nuovo pretendente al trono, Lamine Yamal? A dirlo sarà come sempre il giudice massimo, il campo, che farà incrociare sulla propria strada per la prima volta i protagonisti di quella incredibile foto del 2007, quando un giovanissimo argentino faceva il bagnetto a un bimbo di 7 mesi per un calendario Unicef. Coincidenze? Se vi piace chiamarle così...
Messi, New York nel destino: nel 2016 il ritiro dalla nazionale, nel 2026 il sogno bis Mondiale nello stesso stadio
Messi torna a New York, dove dieci anni fa annunciò il ritiro dall'Argentina dopo l'ennesima sconfitta in una finale con l'Albiceleste













