Sono passati dieci anni da quando Leo Messi aveva annunciato il ritiro dalla Nazionale. A 29 anni appena compiuti, il peso della maglia numero 10 e la fascia di capitano della Seleccìon si faceva insostenibile così come il paragone con Diego Armando Maradona dopo l’ennesima delusione, ai rigori contro il Cile nella Copa America del Centenario con tanto di errore nel primo tentativo dal dischetto. E - ancora sconvolto - direttamente dal Met Life Stadium di New York (dove si disputerà guarda caso la finale del Mondiale in corso), arrivava l’annuncio: «Lascio». Già a metà agosto il ripensamento, a furor di popolo, ancora qualche delusione cocente da digerire e poi il coronamento di tutta la carriera con due Copa America e una Coppa del Mondo in fila grazie anche alla gestione Scaloni. Che non rinuncerà a lui nemmeno stanotte contro Capo Verde. La 10 è solo di Messi Da quella notte newyorkese, però, è iniziata una caccia all’erede che in Argentina ha visto cadere uno dopo l’altro tutti gli iscritti. In programma 122 partite in dieci anni, appena 34 senza Messi in campo, di queste solo le prime 3 hanno visto la maglia numero 10 indossata da altri giocatori: una volta da Ever Banega, due dall’amico Kun Aguero, stessa generazione ormai passata. Poi come in un club, la 10 è diventata proprietà esclusiva di Messi anche quando non c’era. E quando non c’era, le prove di passaggio del testimone sono state impietose. Eredi bruciati: non solo Dybala Ci ha provato Paulo Dybala, sei anni in meno, senza successo: bene benissimo con la Juve, poco più che una comparsa in Nazionale nonostante la presenza in Qatar. Con l’Argentina ha segnato solo 4 gol, da due anni è uscito dai radar di Scaloni. Che ha ridisegnato la squadra per Messi, cambiandola in sua assenza: con Dybala anche Giovani Lo Celso ha provato a imitare il re, ben presto si è accontentato di diventare uno dei gregari alla corte del più grande, a trent’anni suonati insegue la Coppa del Mondo che ha lasciato a Dybala dopo aver però vinto le due Copa America. E ancora Thiago Almada, uno dei precoci “nuovi Messi” esplosi nel calcio argentino e poi diventati uno dei tanti al momento del confronto, anche se destro di piede a differenza di Dybala, Lo Celso e ovviamente Leo: a Miami c’è anche lui, a 25 anni garantisce equilibrio sull’altra fascia, ma Leo è altra cosa. Tocca a Nico Paz Tre esempi, ce ne sarebbero altri, non molti in realtà. Perché la realtà è che a un dopo-Messi non riesce proprio a pensare il calcio argentino, alla fine quando Leo ha lasciato spazio - per forza o per scelta - poi Scaloni ha optato per il doppio nove con due esterni di corsa e qualità. D’altronde, come non poteva esserci un altro Maradona, non ci sarà mai un altro Messi. Però Leo ha 39 anni, ogni volta sembra l’ultima, prima o poi lo sarà per davvero. Con un nuovo candidato principe, aspettando Echeverri o Mastantuono. È Nico Paz, nato al Real, cresciuto alla scuola di un fratello di Messi come Fabregas, mancino già benedetto (come Lamine Yamal per il Barça) da Leo negli Usa: in bocca al lupo.