L’orologio iconico di Gran Central Station a New York scandisce il tempo, il conto alla rovescia per Spagna-Argentina di oggi (21 in Italia) al MetLife Stadium, in quel di East Rutherford, New Jersey ma che i newyorchesi rivendicano come possedimento. Donald Trump consegnerà la Coppa del Mondo insieme all’amico e inquilino – la Fifa da oltre un anno affitta gli uffici nella Trump Tower – Gianni Infantino a cui sussurra non solo di cartellini rossi ma persino di organizzare ancora il Mondiale in terra Usa, «ma senza Canada e Messico». Una finale dei Mondiali è una sintesi spiccia e allo stesso tempo arzigogolata di percorsi e culmine di 39 giorni di gare, 104 in totale sparse in 16 stadi, 5 coperti, alcuni bellissimi e con l’aria condizionata (gradita), altri – come quello di oggi – cattedrali nel deserto fra parcheggi e lande desolanti. La superstizione è diffusa. Vince Messi. Ha postato sui social la stessa immagine della vigilia della finale vittoriosa in Qatar. L’Argentina dorme nello stesso hotel della Coppa America 2024 (Hilton Short Hills), compagni di stanza identici, stesso numero di camera. Il ct Scaloni, 48 anni, dice che la superstizione l’ha abbandonata dopo la sconfitta in Qatar contro l’Arabia Saudita: mettevo sempre le stesse scarpe, poi abbiamo perso. De la Fuente, ct spagnolo, è più pragmatico che superstizioso, ma schiera Fabian Ruiz – oggi cinquantesima presenza – e con lui la Roja non ha mai perso. Argentina-Spagna è poi Messi contro Spagna; lui contro il collettivo. Ci sarà Yamal (foto), «è in perfette condizioni», rassicura De la Fuente dopo voci e immagini che lo ritraevano zoppicante. Il colpo sopra l’anca preso da Digne si è sentito. Il predestinato del Barça è però incapsulato in un sistema oliato e costruito da tempo: sette dei titolari contro la Francia erano nell’undici che batté l’Inghilterra nella Finale dell’Europeo 2024. Ci sarà il passaggio di consegne fra l’eterno Leo e l’aspirante immortale Yamal? Sarà campioni di Sud America contro campioni d’Europa, cosa mai successa. Roja alla seconda finale, Argentina alla settima e tre sigilli. Ancora Scaloni: «Servirà la nostra migliore versione». De la Fuente dice che non marcherà Messi a uomo, ci sarà una gabbia intorno a lui frutto di come gioca la Spagna: densità a centrocampo, rapidità nel recupero palla (quando la Spagna non è in possesso di palla spende il 12,2% del tempo a fare pressing). Uomo chiave Rodri, Pallone d’Oro 2024, recordman di passaggi completati (655), mai nessuno come lui dal 1966. E poi occhio alle fasce: la Spagna va in ampiezza come nessun altro. La profondità cui si spingono Baena e Yamal apre corridoi centrali a Pedro Porro e Cucurella, si veda il raddoppio contro la Francia. Questo è un terreno scivoloso per l’Argentina più votata ad occupare e giocare per vie centrali con Mac Allister, De Paul, Paredes. Dirimpettai di Rodri, Ruiz e Olmo. Tagliafico sulle tracce di Yamal sulla sinistra. Queste le chiavi tattiche. Il campanello d’allarme per gli argentini viene dalla fascia sinistra: hanno preso 5 gol su 7 da lì; la fiducia viene da Messi (intervenuto in 12 dei gol, fra assist e reti) e dalla tenacia di una squadra che ha segnato 14 reti su 19 dopo il minuto 75. Riassume così Scaloni: «Vogliamo essere ricordati come qualsiasi argentino comune, ovvero come grandi lavoratori che non mollano mai anche se le cose costano fatica». Un Albiceleste “operaia” per il Dibu Martinez. De la Fuente ha raccontato un aneddoto di oltre 20 anni quando allenava le giovanili del Siviglia. Affrontò un ragazzino, Messi. Lo fece marcare a uomo, poi sostituì il marcatore. Leo fece 4 goal in 20 minuti.