Mani Pulite in Sicilia avrebbe trovato forse legami tra partiti corrotti boss e cooperative rosse. E la diversità morale del Pci sarebbe crollata

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Mentre è domenica mattina e voi avete una copia de Il Tempo tra le mani, amici lettori, io mi sto recando a Palermo per un anniversario denso di memoria e di dolore: trentaquattro anni fa, il 19 luglio 1992, fu ucciso Paolo Borsellino insieme a cinque agenti della sua scorta. Oggi Fratelli d’Italia ha scelto di ricordarlo in modo forte e non retorico, coinvolgendo anche voci del giornalismo e della società civile.

Preparandomi a questa trasferta che è soprattutto un viaggio interiore, ripenso alle cose che Il Tempo ha pubblicato e contribuito a svelare in questi mesi. Provate a fare un esercizio di immaginazione, a questo proposito.

Pensate se fossero stati non Gian Carlo Caselli e Gioacchino Natoli ma due (ex) magistrati di opinioni ben diverse dalle loro, magari conservatori o liberali, a pronunciare al telefono parole sprezzanti verso i familiari di Paolo Borsellino e verso la Presidente della Commissione Antimafia (non la Chiara Colosimo di oggi ma, che so, la Rosy Bindi di un’altra stagione politica).