Opposizioni che gridano al "furto della memoria". E meloniani che, a testuggine a protezione di Chiara Colosimo, in prima linea per scrivere quella "verità che manca da 34 anni" sulla strage di via D'Amelio. Anche il ricordo di Paolo Borsellino - ucciso con cinque agenti della scorta nell'attentato del 19 luglio del 1992 - diventa terreno di scontro piuttosto violento tra i partiti. Con Giuseppe Conte che passa la giornata a Palermo e attacca il partito di Giorgia Meloni di "appropriazione indebita" del giudice simbolo, con Giovanni Falcone, della lotta alla mafia. E FdI che non solo respinge al mittente le accuse ma replica chiedendo, a una sola voce, le dimissioni dall'antimafia dell'ex magistrato Roberto Scarpinato, oggi senatore M5s, per poterlo sentire in commissione.

E mentre si scatena la polemica tra schieramenti, la maggioranza cerca una ricomposizione sul dossier intercettazioni, che tiene bloccato l'esame del decreto legge su giustizia e immigrazione in commissione al Senato. Non di "intercettazioni a strascico" si tratta, è il messaggio che manda agli alleati la stessa Colosimo, che della commissione Antimafia è presidente, ma di un recupero di quelle norme che le consentano "per reati gravissimi: parliamo - elenca - di allarme sociale, di terrorismo, di mafia". Per convincere Forza Italia, che sul punto ha alzato un muro, potrebbe arrivare "una nuova versione" dell'emendamento firmato da FdI, spiega il presidente dei senatori meloniani Lucio Malan, sicuro che si riuscirà a "trovare una soluzione".