Se dovessimo scrivere le biografie dei personaggi, se dovessimo inserirle in un’enciclopedia di vite immaginarie, avremmo date oscillanti e destini incompiuti. Che succede dopo i titoli di coda? Come continuano a vivere, quando continuano a vivere?

Prima Nello Serafini (Dramma della gelosia). Con la farina sulle mani e il cuore sempre avanti. Poi Carmelo Mardocheo, Mimì (Mimì metallurgico ferito nell’onore), che porta l’onore come una giacca troppo stretta e la passione come una febbre. Poi Giorgio Mosca, Spider (La prima notte di quiete), elegante nel disincanto. Poi Antonio Soffiantini, Tunin (Film d’amore e d’anarchia): crede che un uomo possa cambiare la Storia ma scopre che più spesso è la Storia a cambiare gli uomini. Poi Gennarino Carunchio (Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto), marinaio, servo, re di un’isola che esiste soltanto finché dura un naufragio. Tullio Murri (Fatti di gente perbene), con la colpa che gli stringe addosso come un abito. Poi Pasqualino Frafuso (Pasqualino Settebellezze), che ride davanti all’abisso perché ha capito che il riso è l’ultima o la più estrema forma della dignità. Poi Tullio Hermil (L’innocente), bellissimo e perduto, convinto che l’intelligenza basti a salvarci. Da cosa?