Deve essere la voglia di esplorare in profondità l’animo umano a guidare Valerio Binasco nella scelta dei testi da portare in scena. Raccontare le emozioni, meglio ancora lasciarle intuire, è senza dubbio qualcosa che sa fare molto bene Annie Baker, giovane vincitrice americana nel 2014 del Pulitzer con “The Flick” e autrice di “Circle Mirror Transformation”, testo scelto da Binasco per il nuovo allestimento, prodotto dallo Stabile di Torino con il Teatro di Roma, che con questo spettacolo chiude la stagione.“Circle Mirror Transformation” è un testo minimalista, in cui i fatti più che essere raccontati si percepiscono, dove i silenzi giocano un ruolo importante e contribuiscono a far affiorare l’umanità dei personaggi, che Binasco affida a un cast ancora una volta ben affiatato. D’altra parte, ha sempre saputo dirigere bene i suoi attori, compreso se stesso (cosa non facile), in scena anche stavolta.La pièce si svolge in un luogo comunitario chiuso, come accade spesso nei testi di Baker, di un paesino del Vermont, dove dei perfetti sconosciuti si incontrano per seguire un corso serale di teatro. Non c’è una trama vera e propria, ma ci sono delle storie, frammenti di vite pronte ad esplodere durante gli esercizi teatrali suggeriti dall’insegnante Marty (Pamela Villoresi in versione hippy). È come se i personaggi, tutti in cerca di qualcosa, solo attraverso la convivenza in quel luogo privo di vie di fuga ritrovassero la parte di sé che hanno smarrito: il marito di Mathy, James (Binasco), ha una figlia con cui non parla; la bella e solare Theresa (Alessia Giuliani) è fuggita da New York e da una relazione tossica; Schultz (Andrea di Casa), il falegname, vive solo da quando si è separato, e Lauren (Maria Trenta), giovane e smarrita, ha un rapporto difficile con i genitori. È lei ad un certo punto a dire: «Quando iniziamo a recitare?». «Ma noi stiamo recitando», le risponde Marty. E se il teatro è il luogo in cui fare i conti prima di tutto con se stessi, allora sì, gli esercizi teatrali, apparentemente così noiosi, diventano un allenamento sul senso della vita.