Le misure sono importanti. Nanni Moretti, già splendido quarantenne, quando si avvicinò al giro di boa dei quarantacinque cominciò a calcolare il tempo che gli restava da vivere usando un comunissimo metro metallico. Di questo metodo dava dimostrazione in una scena di Aprile: se aspiri a vivere ottant’anni e ne hai vissuti già quarantaquattro, ti restano 36 cm di nastro giallo. Enzo Iacchetti, che si definisce uno «splendido settantenne», ha trovato un’altra unità di misura, il «minuto seneco-pierangeliano». Me lo spiega così: «È un’idea che ho avuto guardando un programma di Piero Angela. Parlava di un libro di Seneca, La brevità della vita, che io avevo letto. Angela spiegava che prima di nascere noi siamo stati morti per milioni di anni, e quando moriremo saremo morti per altri milioni di anni. Quindi la nostra vita dura mezz’ora. Allora ho fatto una proporzione: la vita media è di 85 anni (l’ho alzata un pochino); 85 anni stanno a 30 minuti come i miei 72 stanno a X. Ed è venuto fuori che ho vissuto 25 minuti e me ne mancano cinque». Da questo calcolo nasce il titolo della sua autobiografia, 25 minuti di felicità, in uscita l’8 ottobre per Bompiani. Ne parliamo in un caffè fiorentino per una cinquantina di minuti, dunque per circa 142 anni. Ma è evidente che nessuno dei due ha il senso delle misure, quanto meno in materia alimentare, considerato che passiamo dal «grazie, non prendo nulla» a due abbondanti piatti di tagliolini, con in mezzo una dozzina di antipasti.
Enzo Iacchetti: «In paradiso mi aspetta Anna Marchesini, sono sempre stato innamorato perso di lei»
Colloquio tra un comico e uno scrittore su vita, morte e amore (in questa o l’altra dimensione). Secondo Iacchetti, umoralità e scatti d’ira, come quello in tv delle scorse settimane diventato virale, avrebbero a che fare con il suo essere cresciuto sul Lago Maggiore: «Siccome vedi l’acqua, parte il pensiero. Poi vedi la montagna e rimbalza indietro»






