Delle numerose forme attraverso cui passa la storia del pensiero, Mario Andrea Rigoni ne ha praticate molte: anzitutto il saggio, la scrittura narrativa e poetica, la lezione accademica, l’aforisma e, oltre a ciò, il dibattito culturale e letterario, allorché nel 1976 Leopardi e l’estetizzazione dell’antico propose una reazione a quell’idea, concretizzatasi tra Luporini e Binni, di un razionalismo radicale e progressista del poeta di Recanati, che Rigoni ebbe il coraggio di respingere in modo frontale.
«Academico di nulla Academia», secondo la formula di Giordano Bruno ripresa nella Nota all’edizione rivista e accresciuta de Il pensiero di Leopardi, stilata da Raoul Bruni (La scuola di Pitagora, 2020), la sua qualità di pensatore libero, sradicato apostolo di un cosmopolitismo intellettuale che fa della curiosità il primo perno di appoggio, risalta da tutti i contributi che amici, allievi, parenti e interlocutori gli hanno dedicato, a cinque anni dalla scomparsa, in un volume che già dal titolo respira aria leopardiana: La nuda visione delle cose Omaggio a Mario Andrea Rigoni, a cura di Luisa Poloni e Francesco Zambon (La scuola di Pitagora, pp. 264, € 30,00). Si tratta di un affresco oltremodo vivo, che propone ricordi e testimonianze, traduzioni, affondi sull’opera narrativa e poetica del maestro, riflessioni sul suo capitale contributo alla leopardistica, omaggi di carattere saggistico su temi a lui cari.







