Ricordi e pensieri talmente legati a Correggio da diventare ’intimi’, con storie di vita vissuta che non possono essere distaccati dall’uomo-artista. Luciano Ligabue ha dimostrato il suo legame viscerale con Correggio anche col ricordo di Pier Vittorio Tondelli, vinto da malattia quando il rocker stava per iniziare la sua straordinaria carriera. Il ricordo di ’Vicky’ è stato evidenziato l’altra sera alla presentazione pubblica della riedizione del libro ’Fuori e dentro il borgo’, con Ligabue in dialogo col giornalista Andrea Scanzi e con altri ospiti. "Quella sera dovevo essere impegnato in un concerto – ha raccontato Luciano dal palco della Festa Correggio Democratica, davanti a migliaia di persone – ma avevo la febbre alta. Ho insistito affinché mi dessero qualche farmaco per abbassarmi la temperatura, pur di esibirmi. Ma alla fine venni convinto a restare a casa, a riposo. Quella stessa notte c’erano dei movimenti strani nel condominio dove risiedevo all’epoca. Ai piani superiori sapevo abitare Tondelli. Si udivano rumori anomali, in un palazzo solitamente molto silenzioso di notte. Il mattino dopo mi dissero che lo scrittore era deceduto".
E aggiunge: "L’avrò incontrato tre o quattro volte, come vicino di casa. Un semplice saluto. Nulla di più. La sua timidezza, unita alla mia, non ci avevano mai messi in contatto diretto. E questo per me resta un grosso rimpianto: avrei dovuto fermarlo, avrei voluto dirgli quanto era stato importante per me, con i suoi testi, in quel periodo della mia vita. Resta uno dei rimpianti più grandi della mia vita". Ha poi ribadito come restino a Correggio le "cose importanti" per lui: "Io vivo qui, ho qui l’ufficio, la sala di registrazione, gli affetti più cari. Mi allontano solo per impegni artistici".






