PratoC’era da aspettarselo. A meno di ventiquattr’ore dalle parole del ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara sulla scuola pratese, il dibattito è già diventato un terreno di scontro politico, con accuse incrociate, richieste di interventi urgenti e letture diametralmente opposte della stessa realtà. Da una parte chi accusa il governo di usare Prato come un caso simbolo da agitare nel confronto politico, dall’altra chi sostiene che il ministro abbia semplicemente acceso i riflettori su un’emergenza troppo a lungo ignorata.

Le prime reazioni arrivano dalla Regione. Il presidente Eugenio Giani contesta il quadro tracciato dal ministro e invita alla prudenza. "I dati che mi sono stati forniti non sono corrispondenti a queste espressioni", afferma, aggiungendo che "un ministro dovrebbe pensarci bene prima di usare parole che vogliono strumentalmente mettere in vista elementi che sembrano più adatti a una campagna elettorale che a una valutazione istituzionale delle cose".

Per Giani la Toscana non può essere descritta come una regione immobile sul fronte dell’abbandono scolastico. "La Toscana è una delle regioni che sta facendo di più sulla dispersione scolastica", sostiene, ricordando gli investimenti realizzati con i fondi strutturali europei. Sulla particolare situazione della comunità cinese a Prato, il governatore riconosce che "c’è una caratteristica di specificità che dobbiamo analizzare", ma ribadisce che prima di usare "parole tranchant" servono "analisi ben più accurate".