HomePratoCronacaDispersione scolastica. Valditara all’attacco: "Prato è da maglia nera. Usare il decreto Caivano"Il ministro parla della città in occasione della presentazione del rapporto. Invalsi 2026. "In alcune scuole il 70% degli studenti cinesi non frequenta".Il ministro parla della città in occasione della presentazione del rapporto. Invalsi 2026. "In alcune scuole il 70% degli studenti cinesi non frequenta".Ricevi le notizie de La Nazione su GoogleSeguiciEstendere a Prato il decreto Caivano, il provvedimento con cui il Governo punta a contrastare la dispersione scolastica e il disagio giovanile attraverso controlli più stringenti sulla frequenza, interventi educativi e una maggiore collaborazione tra scuola, famiglie e servizi sociali. Alla presentazione del Rapporto Invalsi 2026, davanti ai parlamentari riuniti alla Camera, il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha indicato la provincia pratese come il punto più critico del Paese sul fronte della dispersione scolastica. Una fotografia che riaccende i riflettori su una ferita che la città conosce da tempo e che, ancora una volta, chiama in causa scuola, istituzioni e territorio.
"C’è una eccezione che mi ha fatto riflettere ed è la provincia di Prato, in Toscana: un vero e proprio puntino rosso con dati di dispersione scolastica e abbandono pazzeschi", ha dichiarato il ministro. Parole nette, accompagnate dall’annuncio di un monitoraggio specifico sulla situazione pratese e dalla volontà di estendere anche qui gli strumenti previsti appunto dal decreto Caivano. "Mi è stato detto che in alcune scuole l’abbandono precoce tra gli studenti cinesi raggiunge addirittura il 70%. Bisogna intervenire. Monitorerò attentamente la situazione a Prato, perché la scomparsa di così tanti ragazzi dalla scuola rappresenta un problema grave". La scuola pratese ha caratteristiche uniche. La questione riguarda soprattutto l’integrazione linguistica e l’inserimento degli studenti di origine straniera: oggi oltre il 30% degli studenti pratesi ha una madrelingua diversa dall’italiano e in numerose classi gli alunni non italofoni rappresentano la maggioranza. Una realtà che già oltre quindici anni fa aveva portato il governo a concedere a Prato la deroga al limite del 30% di studenti stranieri per classe introdotto dall’allora ministro Mariastella Gelmini.
















