Si è tenuto oggi davanti alla Terza sezione penale della Corte d’Appello di Catanzaro il giudizio di rinvio disposto dalla Corte di Cassazione nei confronti di Pantaleone Mancuso, detto “l’Ingegnere”, Giuseppe Salvatore Mancuso e Giovanna Del Vecchio. Il procedimento mira a fare luce sulle presunte pressioni esercitate dai familiari nei confronti di Emanuele Mancuso, affinché interrompesse il percorso di collaborazione con la giustizia. Un altro segmento del processo riguarda la latitanza di Giuseppe Mancuso, fratello di Emanuele e figlio di Pantaleone Mancuso, e la detenzione di armi contestata durante quel periodo.
Le richieste della Procura generale
Nel corso della requisitoria, il sostituto procuratore generale ha chiesto la condanna di Giuseppe Salvatore Mancuso a cinque anni e due mesi di reclusione e 3.200 euro di multa per la detenzione di armi aggravata dal metodo mafioso. Per Pantaleone Mancuso e Giovanna Del Vecchio sono stati invece richiesti due anni di reclusione ciascuno in relazione alla contestazione di violenza privata collegata alle presunte pressioni esercitate sul collaboratore di giustizia.
La discussione delle difese
Dopo la requisitoria hanno discusso gli avvocati Francesco Sabatino, Francesco Capria e Giosuè Bruno Naso, soffermandosi sui principi fissati dalla Suprema Corte nella sentenza che ha disposto il nuovo processo d’appello. I difensori hanno evidenziato, in particolare, come la Cassazione avesse rilevato la mancata individuazione, nella precedente pronuncia, di precise condotte di violenza o minaccia attribuibili a Pantaleone Mancuso e Giovanna Del Vecchio.










