Il maxiprocesso “Maestrale 3” approda ufficialmente davanti alla terza sezione della Corte d’Appello di Catanzaro e si apre subito con una dura battaglia a colpi di eccezioni preliminari. Al centro del dibattito in aula è finita la stessa ammissibilità del ricorso proposto dalla Procura generale contro la sentenza emessa dal gup, con rito abbreviato, il 9 luglio del 2025. Un vizio di forma che, se accolto, potrebbe far cadere l’intero impianto accusatorio di questo troncone.
L’eccezione della difesa sul deposito telematico e i termini scaduti
In apertura del dibattimento, davanti al presidente Antonio Giglio e ai giudici a latere Carlo Fontanazza e Maria Rosaria Di Girolamo, i legali della difesa sono tornati alla carica. In particolare, gli avvocati Sergio Rotundo e Francesco Sabatino hanno eccepito l’inammissibilità dell’appello proposto dalla Procura Distrettuale, sostenendo che sia stato depositato fuori termine rispetto alle scadenze di legge.Non si tratta però dell’unico ostacolo per l’accusa. I difensori hanno infatti evidenziato come il ricorso sia stato presentato con modalità non consentite dalla più recente normativa sui depositi telematici. Secondo quanto emerso dalle attestazioni della cancelleria, l’atto sarebbe stato depositato inizialmente in forma cartacea e soltanto in un secondo momento per via telematica, violando così le rigide procedure digitali attualmente vigenti. Si tratta di una questione cruciale che riguarda in realtà numerosi appelli proposti dalla Procura in questo filone investigativo, i quali rischiano ora di andare incontro a una clamorosa declaratoria di inammissibilità.








