Salvano secchiello e ombrellone. Alle 11 e 40 di un giovedì di mezza estate, Giorgia Meloni tira un sospiro di sollievo. “Almeno questa”. L’estate (per ora) è salva. Il centrodestra ottiene il primo ok alla legge elettorale. Dopo la batosta preferenze non era scontato. Tanto che in dichiarazione di voto Giovanni Donzelli mette le mani avanti: “Se questa legge passa...”. Alla fine sono 217 i voti favorevoli. I volti si stiracchiano, le cravatte s’allentano. Il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin col Foglio si proietta già in avanti: “Entro dicembre facciamo la delega sul nucleare”. Ma in maggioranza ci sono ancora scorie. Nordio viene redarguito da Mattarella sulla potenziale grazia a Roggero. Meloni intanto “riflette” e prepara una festa per il record di governo, il 4 settembre.Era un giorno da dentro o fuori. Dopo essere andati sotto sulle preferenze, Meloni guardava al voto finale sulla legge elettorale, anche questo a scrutinio segreto, quasi come un’ultima spiaggia della legislatura. In Transatlantico, prima del voto, si vedono il capogruppo di FdI e il collega di Forza Italia, Bignami e Costa, parlottare fitto fitto. Paolo Barelli, Raffaele Nevi e gli altri “tajanei” esplodono in una risata fragorosa. Si prepara la festa alla maggioranza? In realtà nessuno crede davvero al ribaltone. Avviciniamo il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin. “Fiduciosi? Massì”. E giù di dettagli sul possibile rilancio dell’azione di governo. “Per la delega sul nucleare ho tutto pronto. Possiamo farla entro Natale”. A riprova che l’orizzonte non è così corto come sembra. Anche se un altro ministro come Francesco Lollobrigida appare più realista: “La ferita franchi tiratori? Mi pare che almeno la maggioranza oggi l’abbiamo tenuta”. Giovanni Donzelli prende la parola in Aula per dire che la legge elettorale garantirà che non ci siano più coalizioni che “durano meno delle coppie di Temptation Island”. Poi, ottenuto il via libera, si fermerà a salutare con spirito ecumenico un po’ tutto l’arco parlamentare, compreso Giuseppe Conte che lo punzecchia: “Il tuo sembrava un discorso di commiato, da ultimo giorno della legislatura. Ci avviciniamo al voto?”. Risposta: “Tranquilli, avete ancora un annetto”. L’ok arriva nonostante diverse assenze nella Lega (circa il 15 per cento dei deputati), tra cui il relatore Igor Iezzi (per motivi personali). Mentre a Palazzo Madama emergono nuove tensioni in maggioranza, con parole poco ripetibili rivolte dal meloniano Zaffini al leghista Centinaio. E con Vannacci? Sì vedrà se la convergenza sulle preferenze maturerà in qualche modo.La premier si tiene lontana da quel che accade a nemmeno 100 metri da Palazzo Chigi. Se nel giorno dell’emendamento sulle preferenze aveva scelto di “metterci la faccia” preventivamente, accusando le opposizioni e poi in seguito “la palude” contro il cambiamento, in questo caso sceglie di non commentare. Ancora troppo fresca la delusione e il risentimento verso gli alleati. Con un Salvini che però, tutt’a un tratto, da Bari, pur tenendosi alla larga dalla legge elettorale “che mi è più distante della fisica quantistica”, rilancia l’ipotesi preferenze al Senato: “Spero si possano recuperare”. E’ una prostrazione verso la premier, negli stessi minuti in cui le pre-intese per l’autonomia ottengono il via libera al Senato, ma che non sortisce effetti, visto che Meloni medita ancora vendetta. Il suo obiettivo, ora, è togliere lo Stabilicum dai radar del dibattito pubblico. Perché “va bene fare una battaglia sulle preferenze ma nessuno capirebbe un’estate a parlare di legge elettorale”. Il testo non arriverà nell’Aula del Senato prima di settembre. Così si programma quella che viene definita una stagione “tutt’altro che balneare”. Il governo deve andare avanti, a partire dalle più pressanti questioni economiche (dovranno essere decisi anche nuovi interventi di sollievo in campo energetico). Con l’obiettivo di arrivare alla legge di Bilancio senza scossoni. Ma non solo: ieri la premier è tornata a parlare di istruzione e dati Invalsi (“la notizia più bella della giornata”), su cui il governo ha in programma di intervenire con il dl Valditara. Mentre la questione sicurezza rimane una costante delle ultime uscite della presidente del Consiglio. Aver salvato la legislatura permetterà a Meloni di guardare con fiducia all’appuntamento del prossimo 4 settembre, quando il governo diventerà ufficialmente il più longevo nella storia repubblicana. In Via della Scrofa si sta lavorando a una “due giorni” (venerdì e sabato) per celebrare il record, con ogni probabilità in una località di mare, al sud, con ospite principale ovviamente Giorgia Meloni. Ma con inviti allargati a tutta la coalizione, compresi i due vicepremier. Si farà in una location simile a quella scelta per lanciare la candidatura della premier alle europee (all’epoca fu Pescara). A voler dire: nonostante tutto, nonostante Lega e Forza Italia, siamo ancora qua. Una specie di miracolo.
Il mare di Meloni. Ottiene l’ok alla legge elettorale e salva l’estate. In programma una festa per il record di governo
La premier tira un sospiro di sollievo per l'approvazione dello Stabilicum e si proietta già a settembre: si va in spiaggia, al sud, per festeggiare il governo più longevo della storia repubblicana. Ma i rapporti con Salvini e Tajani restano tesi













