Roma, 15 lug. (askanews) – Non è bastato il lavoro di presidio del Transatlantico del ministro Francesco Lollobrigida, né le rassicurazioni offerte a chi sentiva la propria ricandidatura in bilico. E nemmeno la promessa di rispettare la parità di genere a prescindere dalle prescrizioni legislative che Antonio Tajani ha fatto alle sue deputate. Giorgia Meloni aveva deciso di scommettere sulla roulette delle preferenze ma alla fine ha perso. Il lavoro con gli alleati dei giorni scorsi, che ha portato ieri mattina Lega e Forza Italia a dichiararsi a favore di un emendamento che pure avevano deciso di non firmare, si è infranto dopo qualche ora contro quel voto in meno e con i veleni sul manipolo di franchi tiratori che, nel segreto dell’urna, ha portato a una bocciatura che non può non essere considerata una sconfitta personale della premier.
Ci sono stati, prima del voto, gli attacchi all’opposizione, rea a suo dire di non aver voluto che ci si esprimesse con scrutinio palese. La presidente del Consiglio li “sfida” a metterci la faccia e molti già lo considerano un modo per mettere le mani avanti. Eppure prima dello showdown tra i maggiorenti di Fratelli d’Italia aveva cominciato a diffondersi un certo ottimismo. L’assetto era quasi militare, controlli a uomo, l’invito a votare inserendo nella buca con la pulsantiera il solo dito indice e non l’intera mano per poter mostrare con maggiore chiarezza il proprio sì. Un ottimismo, chissà quanto condiviso dalla premier, che ha reso la successiva doccia ancora più gelida. “Ci abbiamo provato. Ha vinto di nuovo la palude”, il commento affidato ad un post sui social in cui Meloni rivendica la sua coerenza nell’aver cercato di evitare le liste bloccate, a differenza della sinistra. Insomma, il tentativo di girare, almeno in parte a suo favore, la narrazione di una giornata nera.











