Nel 2022 ha guadagnato 257 euro svolgendo solo 24 ore di lavoro subordinato, distribuite in quattro mesi. E invece l’Inps pretendeva da un pensionato brianzolo la restituzione dell’intero trattamento “Quota 100“ percepito per quell’anno, pari a 27.572,74 euro. Una richiesta ritenuta illegittima dal Tribunale del lavoro di Monza, che ha accolto la battaglia portata avanti dal Codacons. Nonostante l’esiguità del reddito, l’Inps aveva chiesto la restituzione di tutti i ratei pensionistici dell’anno in contestazione, sulla base del divieto di cumulo tra “Quota 100“ e redditi da lavoro e della circolare Inps n. 117/2019. Ma la giudice monzese Zenaide Crispino ha accolto il ricorso presentato dall’associazione per i diritti di utenti e consumatori a favore del pensionato, affermando che la circolare amministrativa si pone “ultra legem“ e conduce a risultati "palesemente sproporzionati e in contrasto con i principi costituzionali".

Secondo la sentenza una circolare non può introdurre una sanzione non espressamente prevista dalla legge. La richiesta di oltre 27mila euro a fronte di un reddito di 257 euro è stata definita "del tutto ingiustificata e punitiva", tale da trasformare il divieto di cumulo in una "misura espropriativa". Il Tribunale ha quindi dichiarato illegittimo il recupero dell’intera annualità e ha condannato l’Inps a restituire quanto già trattenuto. L’Istituto dovrà rideterminare l’indebito limitandolo ai soli ratei mensili percepiti nel periodo in cui il pensionato ha contemporaneamente ottenuto redditi da lavoro. "È una decisione importante perché impedisce che poche ore di lavoro e un reddito minimo possano determinare la perdita di un’intera annualità di pensione – spiega il Codacons – Il divieto di cumulo non può trasformarsi in una sanzione abnorme e sproporzionata". L’associazione invita i pensionati che abbiano ricevuto analoghe richieste a rivolgersi ai loro sportelli.