Per soli 15 giorni di lavoro in tre mesi l’Inps aveva trattenuto l’intero anno di pensione. Ora, due sentenze emesse dal Tribunale di Treviso hanno riconosciuto l’illegittimità del comportamento dell’Istituto nei confronti di due pensionati. Nello specifico, il caso fa riferimento al cumulo tra la pensione anticipata con Quota 100 e l’attività lavorativa: l’Inps, come riporta il Messaggero, è stato condannato a restituire integralmente circa 50mila euro trattenuti alle due persone coinvolte.

La Quota 100 consentiva l’accesso anticipato alla pensione solo se i requisiti minimi (almeno 62 anni di età e 38 anni di contributi) erano stati maturati entro il 31 dicembre 2021. La normativa prevedeva però il divieto di cumulo con redditi derivanti da lavoro dipendente. Una misura che negli anni l’Inps ha interpretato in maniera sempre più rigida, arrivando a considerare anche una sola giornata di lavoro sufficiente a sospendere l’intera pensione per un anno. Per questo molti pensionati, tra cui i due coinvolti nella vicenda giudiziaria di Treviso, si sono visti chiedere la restituzione di grandi somme, in alcuni casi l’equivalente veniva trattenuto direttamente dall’assegno previdenziale.

I due lavoratori trevigiani sono assistiti dall’avvocato Alessandro Pietrobon, con cui hanno impugnato i provvedimenti davanti al giudice del lavoro. Il Tribunale ha accolto le ragioni dei pensionati considerando che uno di loro aveva svolto solo 15 giorni di attività lavorativa distribuiti tra i mesi di maggio, giugno e luglio, percependo poco più di mille euro di reddito. L’Inps però aveva sospeso l’intero anno di pensione trattenendo oltre 23mila euro: il giudice ha disposto la restituzione delle somme trattenute ritenendo che la penalizzazione dovesse essere limitata ai soli mesi interessati dall’attività lavorativa e rapportata al reddito effettivamente percepito. Il secondo dei due pensionati, in una sentenza simili, ha ottenuto invece la restituzione di 27mila euro.