TREVISO Due sentenze destinate a fare discutere e che potrebbero avere ripercussioni anche su altri casi analoghi in tutta Italia. Di recente, infatti, il Tribunale di Treviso ha riconosciuto l'illegittimità del comportamento dell'Inps in materia di cumulo tra pensione anticipata con Quota 100 e attività lavorativa, condannando l'istituto a restituire integralmente circa 50 mila euro trattenuti a due pensionati.
Caldo in fabbrica, salute dei lavoratori a rischio: i sindacati chiedono un incontro in Prefettura Il nodo Al centro della vicenda vi è una delle questioni più controverse legate all'applicazione di Quota 100, la misura che consentiva l'accesso anticipato alla pensione. La normativa prevedeva il divieto di cumulo tra il trattamento pensionistico e i redditi derivanti da lavoro dipendente. Negli anni, tuttavia, l'Inps aveva interpretato tale disposizione in modo particolarmente rigido sostenendo che anche una sola giornata di lavoro fosse sufficiente a determinare la sospensione dell'intera pensione per un anno. Una lettura che ha portato numerosi pensionati a vedersi richiedere la restituzione di somme rilevanti o a subire trattenute sul proprio assegno previdenziale. Tra questi anche due lavoratori trevigiani assistiti dall'avvocato Alessandro Pietrobon che ha deciso di impugnare i provvedimenti davanti al giudice del lavoro. Il Tribunale di Treviso ha così accolto le ragioni dei ricorrenti, in un caso riconoscendo che la decurtazione non poteva estendersi all'intera annualità pensionistica.Pensioni, i redditi nei Comuni veneziani: «Solo in tre sopra i 2.000 euro» In tribunale Nel caso specifico il pensionato aveva svolto appena 15 giorni di attività lavorativa distribuiti tra i mesi di maggio, giugno e luglio, percependo poco più di mille euro di reddito. L'Inps aveva invece sospeso l'intero anno di pensione trattenendo oltre 23mila euro. Con la sentenza il giudice ha quindi disposto la restituzione delle somme trattenute ritenendo che la penalizzazione dovesse essere limitata ai soli mesi interessati dall'attività lavorativa e rapportata al reddito effettivamente percepito. «Si tratta di una pronuncia particolarmente importante perché affronta una questione che negli ultimi anni ha coinvolto molti pensionati – commenta Pietrobon –. L'Inps, infatti, aveva adottato un'interpretazione estremamente penalizzante arrivando a richiedere la restituzione di un'intera annualità di pensione anche a fronte di pochi giorni di lavoro. Il Tribunale di Treviso ha invece spostato l'attenzione sul reddito effettivamente percepito e sulla durata reale dell'attività lavorativa riconoscendo che la decurtazione non può tradursi in una sanzione sproporzionata rispetto alla prestazione svolta».«Si tratta di una sentenza coraggiosa, a cui ne è seguita una seconda molto simile sempre del Tribunale di Treviso con restituzione in questo caso di 27mila euro, che trova ancora pochi precedenti sul territorio nazionale tanto che entrambe potranno rappresentare un punto di riferimento per altri lavoratori e pensionati che si trovano nelle stesse condizioni e che intendono tutelare i propri diritti» chiosa il legale. La vicenda riporta così sotto i riflettori uno dei nodi interpretativi più discussi di Quota 100, tema che negli ultimi anni ha generato contenziosi in diverse parti d'Italia. Ora la pronuncia del Tribunale di Treviso potrebbe contribuire a ridefinire l'orientamento applicativo della norma aprendo la strada ad ulteriori richieste di rimborso.






