Vent’anni dopo, come il seguito dei Tre moschettieri di Dumas, la sinistra ripropone lo stesso schema.

Correva l’anno 2006, si andava al voto dopo la prima legislatura intera di Silvio Berlusconi. A sinistra si discettava su come battere il Cavaliere. Ed ecco la “Fed” e la “Gad”, qualche appassionato della materia lo ricorderà: la Fed era l’avvio della federazione Ds-Margherita, embrione del successivo Pd, il nucleo ampio e riformista dell’alternativa al berlusconismo. La Gad, Grande Alleanza Democratica, comprendeva tutta la galassia che girava intorno alla Fed: partiti e partitini di sinistra, soprattutto.

Fed più Gad formarono l’Unione che vinse per ventiquattromila voti e durò poco. Lo schema dei due livelli, vent’anni dopo, è identico, anche se politicamente rovesciato. Il nucleo duro di sinistra è il blocco Pd-M5S-Avs, attorno al quale orbitano soggetti più moderati. Dice Matteo Renzi che il “blocco” è il famoso campo largo (perdente). Con lui e altri il campo diventa il vero centrosinistra (vincente).

Se Renzi ha ragione, vuol dire che finora c’è stato un equivoco colossale: il campo largo in realtà è circoscritto alla sinistra, dal momento in cui il Pd ha sposato quasi in pieno la linea di M5S e Avs. Si era capito, invece, che campo largo volesse dire, appunto, campo largo, cioè tutti i soggetti alleati in un polo alternativo alla destra: nessuno immaginava che campo largo significasse campo stretto.